Fotovoltaico: quanto produce, quanto si risparmia e in quanti anni rientra
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Un impianto fotovoltaico conviene quando produce abbastanza e quando quella energia la usi davvero. Questa guida spiega i numeri che servono per valutarlo, con esempi calcolati sui dati di irraggiamento PVGIS della Commissione Europea.
Cosa sono i kWp
Il kWp (chilowatt di picco) è la potenza nominale dei moduli misurata in condizioni standard di laboratorio. Non è l’energia prodotta: serve a confrontare impianti diversi. Un impianto domestico tipico va da 3 a 6 kWp; ogni kWp occupa di solito 5-6 m² di tetto, a seconda dei moduli.
L’energia prodotta in un anno si misura invece in kWh e dipende da dove si trova l’impianto e da come è installato.
Quanto produce un impianto fotovoltaico
La grandezza da conoscere è la produzione specifica: i kWh prodotti in un anno da 1 kWp. Moltiplicata per i kWp dell’impianto dà la produzione annua.
Esempio
Con moduli orientati a sud e inclinati di 30°, secondo PVGIS 1 kWp produce in un anno medio circa 1.354 kWh a Milano, 1.491 kWh a Roma e 1.531 kWh a Palermo. Un impianto da 4,5 kWp a Roma produce quindi circa 6.709 kWh.
Questi valori includono le perdite tipiche di cavi, inverter e temperatura (14% nel modello PVGIS). Nella realtà la produzione varia di anno in anno con il meteo e cala lentamente con l’invecchiamento dei moduli.
Orientamento
In Italia la produzione massima si ottiene con i moduli rivolti a sud. Gli altri orientamenti producono meno, ma spesso restano convenienti.
| Orientamento (Roma, 30°) | kWh per kWp | Rispetto al sud |
|---|---|---|
| Sud | 1.491 kWh | 100,0% |
| Sud-Est / Sud-Ovest | 1.406 kWh | 94,3% |
| Est-Ovest | 1.192 kWh | 79,97% |
| Est | 1.206 kWh | 80,92% |
Un impianto est-ovest produce meno in totale, ma distribuisce la produzione su più ore della giornata: mattina e tardo pomeriggio. Se in casa consumi soprattutto in quelle fasce, può aumentare l’autoconsumo.
Inclinazione
L’inclinazione è l’angolo dei moduli rispetto al terreno. Alle nostre latitudini il valore migliore è intorno ai 30-35°, ma lo scarto è piccolo in un intervallo ampio.
| Inclinazione (Roma, sud) | kWh per kWp | Rispetto a 30° |
|---|---|---|
| 0° (piano) | 1.267 kWh | 85,01% |
| 15° | 1.418 kWh | 95,1% |
| 30° | 1.491 kWh | 100,0% |
| 45° | 1.487 kWh | 99,71% |
| 60° | 1.401 kWh | 93,98% |
| 90° (verticale) | 997 kWh | 66,88% |
Su un tetto a falda conviene di solito seguire l’inclinazione esistente: le strutture per cambiarla costano e aumentano il carico al vento.
Ombreggiamento
Le ombre riducono la produzione più di quanto sembri: in molti impianti i moduli sono collegati in serie e un modulo in ombra frena anche gli altri, a meno di usare ottimizzatori o microinverter. Le ombre lontane (montagne, colline) sono già considerate da PVGIS; quelle vicine (alberi, camini, antenne, edifici) vanno valutate sul posto.
Esempio
Con un 20% di perdite per ombre, l’impianto da 4,5 kWp di Roma scende da 6.709 kWh a 5.367 kWh l’anno.
Autoconsumo ed energia immessa
L’autoconsumo è l’energia prodotta che usi in casa nello stesso momento in cui viene prodotta. Il resto viene immesso in rete. La differenza conta: l’energia autoconsumata ti fa risparmiare al prezzo pieno della bolletta, quella immessa viene pagata molto meno, al prezzo di mercato.
Secondo il GSE, nel 2024 gli impianti residenziali italiani hanno autoconsumato in media circa il 46% della loro produzione, compresi quelli con batteria. Senza accumulo, e con la casa vuota di giorno, la quota è di solito più bassa.
Esempio: stesso impianto, abitudini diverse
Impianto da 4,5 kWp a Roma, consumo di 3.500 kWh l’anno, prezzo 0,30 €/kWh, energia immessa valorizzata 0,10 €/kWh: con il 30% di autoconsumo il beneficio è di circa 1.073 € l’anno, con il 60% sale a circa 1.324 €.
Per aumentare l’autoconsumo si possono spostare lavatrice, lavastoviglie e boiler nelle ore di sole, o aggiungere una batteria.
Come si calcola il risparmio
Beneficio annuo = autoconsumo × prezzo dell’energia + energia immessa × valore di cessione
Il prezzo dell’energia da usare è quello effettivo della tua bolletta: totale pagato diviso i kWh consumati, comprese le componenti di rete e le imposte, perché ogni kWh autoconsumato le evita. Il valore di cessione dipende dal contratto con cui vendi l’energia, per esempio il Ritiro Dedicato del GSE, che la paga a prezzi di mercato.
Tempo di rientro
Il tempo di rientro (payback) è il numero di anni dopo i quali i risparmi accumulati hanno ripagato il costo dell’impianto. Per le spese 2026 la detrazione fiscale per gli interventi di recupero edilizio, che comprende il fotovoltaico, è del 50% sull’abitazione principale del proprietario e del 36% negli altri casi, fino a 96.000 € di spesa, recuperata in 10 rate annuali se hai IRPEF sufficiente.
Esempio
L’impianto da 4,5 kWp di Roma, con un costo di esempio di 8.100 € e detrazione al 50%, genera un beneficio di circa 1.259 € l’anno più 405 € di detrazione per 10 anni: il tempo di rientro stimato è di 4,9 anni.
È un calcolo semplice: non considera il degrado dei moduli, la sostituzione dell’inverter (in genere una volta nella vita dell’impianto), la manutenzione e l’andamento futuro dei prezzi. Usalo per confrontare alternative, non come una promessa.
Cosa chiedere in un preventivo
- Produzione stimata in kWh/anno, con il metodo usato e le perdite per ombre considerate.
- Potenza in kWp, marca e modello di moduli e inverter, garanzie di prodotto e di rendimento.
- Prezzo totale IVA inclusa, con pratiche, allacciamento e smaltimento compresi.
- Dimensionamento motivato sui tuoi consumi, compresi quelli futuri (pompa di calore, piano a induzione, auto elettrica).
- Batteria: capacità, costo e quanto aumenta l’autoconsumo nel tuo caso.
- Documenti per la detrazione e tempi di installazione e di connessione alla rete.
Confronta almeno due o tre preventivi sugli stessi dati e verifica che la produzione dichiarata sia coerente con quella stimata dal calcolatore.
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